Il concetto di salute: dall’OMS alla salutogenesi.
Per molto tempo la salute è stata intesa semplicemente come assenza di malattia. Oggi questa visione è considerata riduttiva.
Il concetto contemporaneo di salute è il risultato di un’evoluzione culturale e scientifica che ha attraversato il Novecento e che ha trovato momenti chiave nella definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel contributo del medico e sociologo Alessandro Seppilli, nella Dichiarazione di Alma-Ata e nella teoria della salutogenesi di Aaron Antonovsky.
Ripercorrere queste tappe storiche significa comprendere alla base come la salute sia oggi intesa: una condizione dinamica di equilibrio, che coinvolge l’individuo nella sua dimensione biologica, psicologica e sociale, in costante relazione con l’ambiente naturale e relazionale.
La definizione dell’OMS: una svolta culturale
Nel 1948 l’OMS propose una definizione destinata a segnare una svolta: la salute è “uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia o infermità”. Questa formulazione, ribadita negli anni successivi, rappresentò un cambiamento radicale.
Per la prima volta si affermava che:
- la salute non coincide con la mera assenza di patologie;
- il benessere psicologico e sociale è parte integrante della salute;
- l’individuo va considerato nella sua globalità.
Tuttavia, nel tempo questa definizione è stata oggetto di critiche. L’idea di “completo benessere” appare infatti statica e difficilmente raggiungibile: chi può dirsi in uno stato di completo benessere permanente?
La salute, nella realtà, è fatta di adattamenti continui, di fasi di equilibrio e di momenti di fragilità. È proprio in questa prospettiva che si inserisce il contributo di Alessandro Seppilli.
Seppilli (1966): la salute come equilibrio dinamico
Nel 1966, Seppilli propose una definizione innovativa che supera l’idea statica di benessere. Per lui, la salute è una condizione di armonico equilibrio funzionale, fisico e psichico dell’individuo, dinamicamente integrato nel suo ambiente naturale e sociale.
Gli elementi innovativi sono almeno tre:
- Equilibrio: la salute non è uno stato assoluto, ma un equilibrio tra diverse componenti dell’organismo.
- Dinamismo: questo equilibrio è in continuo movimento; può modificarsi nel tempo in relazione alle circostanze.
- Relazionalità: l’individuo non è isolato, ma vive in interazione costante con l’ambiente naturale, sociale e culturale.
In questa visione, la salute diventa un processo, non una condizione fissa. Una persona con una malattia cronica, ad esempio, può comunque trovarsi in una situazione di salute se riesce a mantenere un equilibrio soddisfacente tra le proprie risorse e le richieste dell’ambiente.
Seppilli introduce così una prospettiva sistemica: la salute è il risultato dell’interazione tra fattori biologici, psicologici, sociali e ambientali. L’ambiente naturale (aria, acqua, alimentazione), quello sociale (lavoro, reddito, istruzione) e quello relazionale (famiglia, reti di supporto) diventano determinanti centrali.
La Dichiarazione di Alma-Ata e la salute come diritto
Un’altra tappa fondamentale è rappresentata dalla Dichiarazione di Alma-Ata del 1978, promossa dall’OMS e dall’UNICEF. In questo documento si afferma che la salute è un diritto umano fondamentale e che il raggiungimento del più alto livello possibile di salute è un obiettivo sociale di primaria importanza.
La dichiarazione introduce concetti chiave:
- Equità: ridurre le disuguaglianze sanitarie tra Paesi e all’interno degli stessi.
- Cure primarie: rafforzare l’assistenza sanitaria di base come strumento per garantire salute a tutti.
- Partecipazione comunitaria: le comunità devono essere coinvolte nella promozione e tutela della propria salute.
- Intersettorialità: la salute non dipende solo dal sistema sanitario, ma da politiche economiche, educative, ambientali.
Alma-Ata amplia ulteriormente la visione dinamica di Seppilli, spostando l’attenzione dal singolo individuo alla collettività. La salute non è solo un fatto personale, ma un fenomeno sociale e politico.
In questa prospettiva, le condizioni abitative, l’accesso all’istruzione, la qualità dell’ambiente e le relazioni sociali diventano fattori determinanti tanto quanto la medicina clinica.
Antonovsky e la salutogenesi
Nel 1979 Aaron Antonovsky introduce un ulteriore cambio di paradigma con la teoria della salutogenesi. Il termine significa letteralmente “origine della salute” e si contrappone al modello patogenetico, focalizzato sulle cause della malattia.
Antonovsky si pone una domanda innovativa: perché alcune persone, pur esposte a forti stress o condizioni avverse, riescono a mantenere uno stato di salute?
La risposta risiede nel concetto di “senso di coerenza” (sense of coherence), composto da tre elementi:
- Comprensibilità: percepire gli eventi come strutturati e prevedibili.
- Gestibilità: sentirsi in grado di affrontare le difficoltà grazie alle proprie risorse.
- Significatività: attribuire un senso e un valore alle esperienze.
Secondo Antonovsky, la salute non è una condizione binaria (sano/malato), ma un continuum lungo il quale ciascun individuo si colloca. Ogni persona si muove costantemente tra poli di maggiore o minore benessere, in base alle risorse personali e ambientali disponibili.
La salutogenesi rafforza l’idea della salute come processo dinamico e adattivo. Non si tratta solo di prevenire le malattie, ma di potenziare le risorse individuali e collettive che favoriscono resilienza e capacità di adattamento.
Salute come equilibrio interno ed esterno
Un filo rosso collega OMS, Seppilli, Alma-Ata e Antonovsky: la salute è una situazione dinamica di equilibrio tra dimensione interna ed esterna.
- Internamente, riguarda l’integrazione tra corpo e mente (individuo e comunità).
- Esternamente, dipende dalle relazioni sociali, dall’ambiente fisico, dalle condizioni economiche e culturali.
L’individuo è un sistema aperto, che scambia continuamente energia, informazioni e significati con il contesto in cui vive. Stress ambientali, precarietà lavorativa, isolamento sociale o inquinamento possono alterare l’equilibrio; al contrario, reti di supporto, ambienti salubri e accesso a servizi adeguati possono rafforzarlo.
Questa visione è oggi alla base dei modelli di promozione della salute e delle politiche di sanità pubblica, che non si limitano alla cura ma puntano a creare ambienti favorevoli alla salute (in realtà pubbliche o private).
Una visione integrata per il presente
Il concetto moderno di salute non è più riducibile a parametri clinici o biologici. È una costruzione complessa che coinvolge dimensioni fisiche, psichiche, sociali e ambientali.
Dalla definizione dell’OMS alla prospettiva dinamica di Seppilli, dalla dimensione comunitaria di Alma-Ata alla salutogenesi di Antonovsky, emerge una visione integrata: la salute è un processo continuo di adattamento, equilibrio e relazione.
In un’epoca segnata da crisi ambientali, disuguaglianze sociali e trasformazioni rapide, questa concezione appare più attuale che mai. Promuovere la salute significa allora non solo curare le malattie, ma creare condizioni di vita che favoriscano equilibrio, partecipazione e sviluppo umano.
La salute, in definitiva, non è un punto di arrivo definitivo, ma un cammino dinamico che ciascun individuo percorre in dialogo costante con il mondo che lo circonda.




